Archivio per dicembre 2011

Una religione per gli Atei.   2 comments

Era da quest’estate che dovevo fare questo intervento e precisamente dal 1 Agosto 2011, giorno in cui su La Repubblica vidi un articolo a pagina 35 in cui veniva riportata la recensione del libro di un tizio, un tale Alain de Botton attraverso il quale sostiene l’esigenza, il bisogno umano ed esistenziale che pure gli atei hanno di una religione, per ritrovare il senso di una società secolarizzata, le proprie radici e il proprio passato, il bisogno di un posto dove scontrarsi con l’immenso. Una religione e relativi luoghi di culto per l’importanza di ritrovare la propria umanità perduta.
Perché?
Evidentemente il signor de Botton non concepisce cosa significa veramente il significato di ATEO. Sicuramente, e ciò si evince anche dalla faccia, egli è un uomo cresciuto nel settario culto di una religione all’interno della propria famiglia, dalla quale ha imparato a vivere, raccomandarsi, sentirsi continuamente protetto e guardato da un babbo “buono”, costantemente attento e vigile anche mentre il ragazzo si ritirava per una cacata in santa pace, o una sana sega.
Nel suo libro, o quanto meno in questo articolo, vengono esposte molto dettagliatamente le giustificazioni che il signor de Botton espone al fine di giustificare tutto questo bisogno che un ateo avrebbe di scontrarsi con l’Infinito, al punto da considerare delle cattedrali in cui professare una religione atea, poter stare in meditazione, rendersi conto di quanto piccoli siamo rispetto alla grandiosità di una cupola che ripropone, tramite affreschi e opere d’arte similmente magnifiche, la maestosità del “Creato”.
Mi sento, in quanto atea, non cristiana, non facente parte di altre culture religiose, possidente di una mente priva di condizionamenti, di rispondere al signor de Bosson, in termini concreti e rassicuranti: un ateo non ha bisogno di feticci o luoghi di culto per scontrarsi con l’Immenso… basta un prato, una notte stellata e un paio d’ore da dedicare a tutto ciò. Cos’altro ci potrebbe essere di altrettanto maestoso per far capire che siamo un minuscolo granello che vaga nell’Universo aggrappato ad una pallina piccolissima, che gira attorno ad una pallina un po’ meno piccola, infuocata, calda come l’ala di una chioccia?
L’arte che ne deriverebbe, inoltre, sarebbe assai meno settaria, castrante e probabilmente con i personaggi più sorridenti… Mi sono soffermata spesso davanti alle pitture che si trovano nelle chiese: gente che non sorride, addolorata, occhi rivolti al cielo, vestiti di stracci, magre, scalze e ignude, barbe lunghe, bambini che accompagnano gli adulti nei lavori. E all’apice di tutto questo un poveraccio col capo circondato da rovi, inchiodato a un’asse di legno, sanguinolento e anche piuttosto bruttino da far vedere a bimbi dell’età dei miei, senza che i poverini abbiano incubi notturni.
Alla luce dei fatti vorrei confortare il signor de Botton: il vero ateo non ha bisogno di certe “emozioni”, un fiore che sboccia su un prato lo ritengo abbastanza educativo per poter insegnare il rispetto verso il prossimo e verso la Natura tutta ad un bambino, senza tirare in ballo morti cruente, vie crucis macabre, nei confronti delle quali le creazioni del grande Dario Argento sono novelline della Walt Disney.
Ma veniamo al vero problema del perché il signor de Botton teme l’ateismo: il bisogno immediato di risposte ai vari perché.
Perché il fiore è sul prato? Potrebbe chiedere il bambino.
Perché lassù ci sono astri, pianeti e corpi celesti di varie tipologie? Si potrebbe chiedere il medesimo bambino una volta cresciuto e divenuto adulto.
Mentre io mi chiedo: se non sappiamo ancora darci una risposta che soddisfi la nostra materialità, perché sentiamo il bisogno di crearci risposte ancestrali?
Perché c’è stato il bisogno di creare Dio?
Perché abbiamo permesso che tale creazione diventasse culto dogmatico, condizionamento obbligato, paura del diverso?… Paura di dire “no, grazie”?
E’ forse colpa dell’ateismo di certe persone, costrette a nascondersi e rinnegare la propria libertà di pensiero, se l’umanità ha perso tanto di quel tempo che nemmeno se ne rende conto, impegnata com’è a pregare un’entità creata per appagare la propria ignoranza?
E’ forse colpa dell’ateismo se alcune donne sono costrette a girare per le strade fasciate come mummie e guardando dove mettono i piedi attraverso una rete fittissima?
E’ colpa dell’ateismo se molte donne sono morte di malattie vaginali per aver dovuto subire cinture di castità e altre cose simili?
E’ colpa dell’ateismo se molti libri sono stati bruciati? Se molte persone sono state bruciate!?
E’ colpa dell’ateismo se la razza integralmente a pelo nero dei gatti domestici è stata sterminata? Estinta?
Caro signor Alain de Botton, probabilmente il suo libro avrà tanto successo quanta ne hanno certi slanci apparentemente generosi da parte di bigotti che per esorcizzare la loro paura del diverso, del maligno, rivolgono a persone che del maligno neanche se ne fanno un problema, in quanto non facente parte nemmeno della contraccassa del loro cervello.
L’obbiettivo poi di insegnare ad accettare le delusioni senza viverle come maledizioni è un vostro problema, mio caro signor de Botton, di voi credenti, che avete tessuto le vostre credenze, qualunque esse siano, nel perenne conflitto che ha il Bene con il Male. Farcendo entrambe le “fazioni” con ciò che vi comodava esorcizzare… o adulare.
Mi chiedo in base a cosa una cosa non è bene e cosa non è male. Per un giapponese è bene succhiare rumorosamente il brodo dal cucchiaio, per un italiano no. Per un russo è bene gettarsi dietro un bicchiere dopo aver bevuto ad un brindisi, per un americano no. Cosa è Bene, signor de Botton e cosa è Male? Ma ancora più precisamente: in base a quale condizionamento risponderebbe a questa mia domanda?
So con certezza di essere più atea io della grande Margherita Hack, la quale so che va ostentando la sua adesione all’ UAAR, Unione Atei e Agnostici Razionalisti. Ha avuto bisogno di far parte di una setta, di rafforzare la propria convinzione abbracciando un gruppo, di sentirsi forte all’interno di una comunità.
A me non frega un piffero di ostentare una diversità che è tale solo perché la vedono tale gli altri. Perché alla fine cosa è veramente il “diverso”? Perché è “diverso”? Rispetto a cosa? A quella cosa che agli occhi miei apparirebbe altrettanto? Ed è per non apparire “diversi” che ci dobbiamo coalizzare in gruppi sempre più numerosi? Perché più numerosi siamo e più normali appariamo?
Ho coraggio di dirlo: “no, grazie”.

Pubblicato 12 dicembre 2011 da nowablu in Scirocco misto a polveri fini

La Terra deve morire.   2 comments

Siamo proprio degli stronzi. Troppo grassi ancora, grassi e faticoni.
Ci sta bene! Ci sta proprio bene… abbiamo tanto fiato per chiacchierare e poca voglia di fare.
Che popolo di rintronate marionette.
Che schifo sto provando ed è inutile che sogni di andarmene… andarmene dove? Questa palla del cazzo farà bene a collassare il prima possibile… Sarebbe una liberazione per tutti quegli alieni che staranno facendo gli scongiuri perché non si scopra il modo di volare al di fuori del nostro Sistema Solare.
Sarebbe la loro fine…

Pubblicato 1 dicembre 2011 da nowablu in A volte son seria